venerdì 31 maggio 2013

EURO, restare o oscirne ?

Più Europa o meno Europa ??

 
 
Leggendo un articolo sulla rivista Altreconomia, risulta abbastanza chiaro quali sono le macro-differenze nei meccanismi finanziari e monetari che regolano  le maggiori economia mondiali.
Di seguito riporto il riassunto di interviste fatte dalla rivista Altreconomia ad Alessandro Volpi, professore dell'università di Pisa, a Bruno Amoroso che insegna economia a Roskilde in Danimarca.


D. Quali furono le motivazioni e le spinte per intraprendere il percorso di unificazione monetaria in Europa?

R. (Alessandro Volpi)Al di là del sogno di una politica comune per i Paesi europei, la nascita dell'Euro fu spinta da due fattori:
a) dall'esigenza di fronteggiare la forte concorrenza del dollaro, che in quella fase garantiva agli USA il finanziamento del proprio debito a tassi di interesse molto bassi e contenuti. In definitiva gli USA hanno sempre stampato moneta per comprare il proprio debito, senza mai pensare di pagarlo, questo perché il dollaro era la moneta di riferimento della finanza mondiale.
b) In Europa il marco tedesco era una moneta troppo forte rispetto le altre economie europee e questo comprometteva in parte le capacità di esportazione della Germania. Inoltre, l'eccessiva forza del marco provocava nelle altre economie europee una eccessiva tendenza inflazionistica, nel senso che i tedeschi potevano comprare ogni prodotto europeo a costi irrisori, ma i prodotti tedeschi venduti in marchi, diventavano troppo costosi per il mercato europeo e quindi generavano una spinta inflazionistica nei paesi acquirenti con la conseguente continua svalutazione delle altre monete rispetto al marco. Questo fattore rendeva difficoltoso e costoso il finanziamento del debito pubblico in valute locali degli altri stati europei. L'esempio o possiamo trarre dal nostro Paese che tra gli anni 80 e 90 ha visto decuplicare il proprio debito pubblico con interessi altissimi sul finanziamento del debito.
Quindi la  moneta unica ha agito come un ombrello protettivo rispetto ai debiti degli stati europei, e lo spread, che prima si scatenava tra i titoli dei paesi europei, ora fa sentire la sua presenza tra il dollaro e l'euro

D. Queste motivazioni sono valide ancora oggi?

R. (Bruno Amoroso) La cooperazione monetaria tra i Paesi dell'Europa ebbe inizio dagli ani 70 attraverso il Sistema monetario europeo ( SME o serpente monetario). Questo sistema prevedeva un rapporto di cambio fisso e flessibile tra i cambi delle monete, adattandosi alle economie dei vari Paesi. Quando una moneta non riusciva a mantenere il passo delle altre, il Paese in difficoltà usciva temporaneamente dallo SME , e vi rientrava una volta aggiustato il cambio. Tutto questo avveniva senza traumi o drammatizzazioni. Tutto questo è' normale perché i sistemi monetari si adeguano spontaneamente alle economie e ai bisogni dei governi dei vari paesi. L'introduzione dell'Euro fu una rottura della linea di cooperazione monetaria dell'Unione Europea e questa accelerazione alla unificazione fu imposta più per ragioni politiche che economiche. La riunificazione della Germania destò paura nei francesi, i quali pensarono (a torto) di avere nella moneta unica una maggiore capacità di controllo della grande Germania, dal canto suo la Germania accettò la moneta per far condividere altri altri stati europei il costo politico ed economico della riunificazione. Alla fine la Germania ne trasse un enorme beneficio. 

D. Quali effetti ha prodotto l'introduzione e quali non ha prodotto e avrebbe dovuto?
 
R. (Bruno Amoroso) Le promesse dell'euro erano tre:
a) la difesa delle economie contro 'inflazione;
b) la difesa contro la speculazione finanziaria, poiché le monete nazionali sarebbero state più vulnerabili della moneta unica
c) l'avvio di un processo di integrazione per raggiungere una maggiore coesione sociale, economica e territoriale.
Il bilancio di queste previsioni è il seguente:
a) l'inflazione misurata sull'andamento dei prezzi è abbastanza stabile, peccato che siano precipitati i redditi delle persone e delle famiglie
b) la speculazione finanziaria si è accanita contro l'eurozona mettendo in difficoltà i paesi membri a causa della loro mancanza di solidarietà reciproca ed effettiva unificazione politica ed economica.
c) l'integrazione territoriale, sociale ed economica non è stata portata avanti, ma ogni paese si è arroccato a mantenere la propria sovranità.
Sostenere che oggi esiste l'euro è consolatorio per i turisti perché non devono cambiare valuta, ma non per le tasche dei cittadini dell'Europa del Sud che hanno visto decrescere i loro risparmi a causa della lievitazione usuraia del debito nazionale e non potendo nemmeno più emettere moneta per comprare il proprio debito nazionale. La cosa ancor più grave è che l'usura verso i debiti nazionali si è combinata con la rapina dei risparmi attuata dalle grandi banche d'affari nazionali senza che le istituzioni di sorveglianza sul credito, sia nazionali che europee, muovessero un dito. ( Vedi MPS e UNIPOL). L'integrazione territoriale non è avvenuta, ma anzi si è creata una linea divisoria tra i paesi del nord e quelli del sud Europa che sta minacciando il progetto di unificazione europea. Questo è avvenuto perché molti Paese oggi aderenti all'unione, nonostante le loro economie non lo permettessero, sono stati spinti ad entrare dalla Commissione Europea e da Goldman Sachs. Scattata la trappola dell'adesione, la rapina dei risparmi privati, tuttora in corso con il monitoraggio della BCE, e di quelli pubblici mediante l'usura del debito pubblico, possono continuare indisturbate.

R. (Alessandro Volpi) Con la sua introduzione l'euro ha svolto in parte il proprio mestiere.
a) Il primo dato positivo e che ha fatto si che il debito pubblico fosse collocato con tassi molto bassi
b) Il secondo è negativo, perché ha tolto competitività all'export, ed ha portato all'introduzione del "patto di stabilità", fattori entrambi recessivi che hanno messo in crisi le economie più deboli.
L'Euro in sé non creò inflazione, ma l'impoverimento vero avvenne con l'introduzione di due finanziarie, quella del 92 e quella del 93, molto pesanti, ma necessarie per garantire l'ingresso nella moneta unica.
In sostanza l'Euro è stato finanziato dagli italiani con l'aumento del carico fiscale soprattutto sui lavoratori con reddito fisso, mentre dall'altra parte si rafforzavano i rendimenti finanziari e le borse. Penalizzare il lavoratore dipendente e favorire le rendite finanziarie sono misure legate ad una distribuzione della ricchezza perversa, per cui l'ingresso nella moneta ha penalizzato una fascia già povera della popolazione e dato una spinta all'altra ricca.

D. Come ( e se ) si legano la finanziarizzazione dell'economia, la speculazione, la crisi economica e l'euro? L'euro ha delle responsabilità ?

R. (Alessandro Volpi) Disporre di una moneta forte induce al facile indebitamento a tassi bassi, ma produce finanziarizzazione, quest'ultima ha bisogno di tanta liquidità che ha bisogno di spazio per essere utilizzata. Questa necessità insieme alla riduzione del numero delle valute ha portato alla nascita di una serie di derivati, di scommesse, la cui gestione risulta semplificata rispetto ad una molteplicità di monete.

R. (Bruno Amoroso) I problemi non sono la sola "sovranità monetaria" o la " speculazione finanziaria". La crisi finanziaria di cui si parla non ha origini monetarie o finanziarie, ma è dovuta all'uso di questi strumenti per imporre una nuova forma di accumulazione di capitale. La novità introdotta dalla globalizzazione è stata la trasformazione di un sistema capitalistico basato sullo sfruttamento del lavoro per la produzione di massa, in un sistema di apartheid centrato sui consumi di high-tech per uso civile e militare, e la rapina dei risparmi ( pubblici e privati) per finanziare questo costoso sistema di produzione e di potere. Chi pensa che basti controllare la finanza speculativa non capisce che la crisi odierna è l'effetto del progetto capitalistico di apartheid globale, basato sula rendita e sul controllo militare e civile delle economie e non la causa. Questo progetto dell'apartheid non ha bisogno dei ceti medi e dei lavoratori in occidente, ma degli schiavi del Bangladesh, e quindi smonta tutte le forme di welfare e di reddito non necessarie al suo piano di dominio. Insomma è nata un'idea diversa di economia reale rispetto a quella da noi voluta.

D. Quale ruolo hanno avuto le istituzioni europee, in particolare la BCE ?
R. (Bruno Amoroso) Dal Trattato di Maastricht a quello di Lisbona, il progetto europeo è stato allineato a quello della globalizzazione, per fare dell'Europa una delle aree più competitive del mondo. L'UE diventa così uno dei tre piedi della Triade capitalistica per il piano di apartheid globale. Questa economia reale da costruire, passa attraverso la distruzione dei sistemi produttivi nazionali e dei rispettivi sistemi di welfare. I due strumenti di questo nuovo sistema in Europa sono la finanza, con le sue istituzioni 8 FMI, Banca Mondiale, WTO) e per l'Europa, l'euro con le sue istituzioni ( la CE e la BCE) messi saldamente nelle mani di Goldman Sachs e affiliate. In questo contesto il ruolo dell'euro è quello di disarmare ogni possibile forma di resistenza dei governi nazionali, ponendo limiti invalicabili alle politiche degli stati nazionali e delle amministrazioni locali ( vedi Fiscal Compact, Patto di Stabilità). Il problema non è l'euro o la speculazione, ma il progetto europeo che deve assolutamente essere ridiscusso per stabilire di quale finanza e di quale economia abbiamo bisogno.

R. (Alessandro Volpi) Nella costituzione della BCE credo ci sia un errore di fondo. Essa viene concepita come prestatore di ultima istanza delle banche, le quali, nel modello europeo,  sono considerate il motore dell'economia. La BCE non può avere rapporto con gli Stati, perché avere a che fare con i governi, avrebbe voluto dire politicizzarla. Quindi le banche sono il perno fondamentale del sistema, il vero creatore di moneta.
Nel 2010 sono venuti al pettine una serie di nodi. Il più significativo di questi è che quando il debito pubblico ha dei tassi troppo alti, la BCE non può intervenire direttamente, ma deve chiedere di faro alle banche. Così le banche si trovano a decidere in quale modo usare le risorse che la BCE gli mette a disposizione. Ma così emergono due elementi critici:
a) le banche non usano necessariamente i soldi della BCE per comprare debito pubblico, ma semmai per rifinanziare il proprio debito, o per acquistare prodotti finanziari e quindi spingere ulteriormente la speculazione finanziaria. Tra l'altro il denaro della BCE costa solo 1% ed è un flusso di danaro garantito dai contribuenti con le loro tasse.
b) la BCE presta, ma le banche non intervengono sulle aste del debito, ma sul mercato secondario, quando  tassi sono già più alti. Questo meccanismo andrebbe rimosso. La BCE dovrebbe essere un prestatore di ultima istanza non solo per le banche, ma anche per gli Stati, come lo è la Federal Reserve.
Il sistema bancario è il cuore centrale del debito, solo che si riempiono di debito pubblico ed il loro patrimonio dipende dall'andamento di questo debito. Il circolo è molto vizioso e gli interventi per la Grecia e per Cipro ne sono la dimostrazione. I due Paesi non sono stati salvati; la Grecia ha ristrutturato il debito non pagando il 70% di quanto avrebbe dovuto; Cipro ha congelato il debito e tassato i correntisti. E' evidente che questo sistema non funziona, servirebbe una BCE più potente, che fosse prestatore e controllore con in aggiunta una seria unione fiscale. Entrare nell'Euro fu per l'Italia un bene, perché aveva un debito insostenibile e avrebbe dovuto sfruttare quell'occasione di tassi bassi per rifinanziamento, per ridurre il debito primario e far scendere gli interessi.
Oggi non è possibile pensare di uscire dall'Euro se non fallendo come la Grecia.

Il paradosso di oggi è che i cittadini europei finanziano la BCE con le loro tasse, la BCE presta soldi alle banche all' 1%, e le banche chiedono ai cittadini tassi quasi usurai per finanziarli con i soldi delle loro stesse tasse. 




 

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