venerdì 31 maggio 2013

EURO, restare o oscirne ?

Più Europa o meno Europa ??

 
 
Leggendo un articolo sulla rivista Altreconomia, risulta abbastanza chiaro quali sono le macro-differenze nei meccanismi finanziari e monetari che regolano  le maggiori economia mondiali.
Di seguito riporto il riassunto di interviste fatte dalla rivista Altreconomia ad Alessandro Volpi, professore dell'università di Pisa, a Bruno Amoroso che insegna economia a Roskilde in Danimarca.


D. Quali furono le motivazioni e le spinte per intraprendere il percorso di unificazione monetaria in Europa?

R. (Alessandro Volpi)Al di là del sogno di una politica comune per i Paesi europei, la nascita dell'Euro fu spinta da due fattori:
a) dall'esigenza di fronteggiare la forte concorrenza del dollaro, che in quella fase garantiva agli USA il finanziamento del proprio debito a tassi di interesse molto bassi e contenuti. In definitiva gli USA hanno sempre stampato moneta per comprare il proprio debito, senza mai pensare di pagarlo, questo perché il dollaro era la moneta di riferimento della finanza mondiale.
b) In Europa il marco tedesco era una moneta troppo forte rispetto le altre economie europee e questo comprometteva in parte le capacità di esportazione della Germania. Inoltre, l'eccessiva forza del marco provocava nelle altre economie europee una eccessiva tendenza inflazionistica, nel senso che i tedeschi potevano comprare ogni prodotto europeo a costi irrisori, ma i prodotti tedeschi venduti in marchi, diventavano troppo costosi per il mercato europeo e quindi generavano una spinta inflazionistica nei paesi acquirenti con la conseguente continua svalutazione delle altre monete rispetto al marco. Questo fattore rendeva difficoltoso e costoso il finanziamento del debito pubblico in valute locali degli altri stati europei. L'esempio o possiamo trarre dal nostro Paese che tra gli anni 80 e 90 ha visto decuplicare il proprio debito pubblico con interessi altissimi sul finanziamento del debito.
Quindi la  moneta unica ha agito come un ombrello protettivo rispetto ai debiti degli stati europei, e lo spread, che prima si scatenava tra i titoli dei paesi europei, ora fa sentire la sua presenza tra il dollaro e l'euro

D. Queste motivazioni sono valide ancora oggi?

R. (Bruno Amoroso) La cooperazione monetaria tra i Paesi dell'Europa ebbe inizio dagli ani 70 attraverso il Sistema monetario europeo ( SME o serpente monetario). Questo sistema prevedeva un rapporto di cambio fisso e flessibile tra i cambi delle monete, adattandosi alle economie dei vari Paesi. Quando una moneta non riusciva a mantenere il passo delle altre, il Paese in difficoltà usciva temporaneamente dallo SME , e vi rientrava una volta aggiustato il cambio. Tutto questo avveniva senza traumi o drammatizzazioni. Tutto questo è' normale perché i sistemi monetari si adeguano spontaneamente alle economie e ai bisogni dei governi dei vari paesi. L'introduzione dell'Euro fu una rottura della linea di cooperazione monetaria dell'Unione Europea e questa accelerazione alla unificazione fu imposta più per ragioni politiche che economiche. La riunificazione della Germania destò paura nei francesi, i quali pensarono (a torto) di avere nella moneta unica una maggiore capacità di controllo della grande Germania, dal canto suo la Germania accettò la moneta per far condividere altri altri stati europei il costo politico ed economico della riunificazione. Alla fine la Germania ne trasse un enorme beneficio. 

D. Quali effetti ha prodotto l'introduzione e quali non ha prodotto e avrebbe dovuto?
 
R. (Bruno Amoroso) Le promesse dell'euro erano tre:
a) la difesa delle economie contro 'inflazione;
b) la difesa contro la speculazione finanziaria, poiché le monete nazionali sarebbero state più vulnerabili della moneta unica
c) l'avvio di un processo di integrazione per raggiungere una maggiore coesione sociale, economica e territoriale.
Il bilancio di queste previsioni è il seguente:
a) l'inflazione misurata sull'andamento dei prezzi è abbastanza stabile, peccato che siano precipitati i redditi delle persone e delle famiglie
b) la speculazione finanziaria si è accanita contro l'eurozona mettendo in difficoltà i paesi membri a causa della loro mancanza di solidarietà reciproca ed effettiva unificazione politica ed economica.
c) l'integrazione territoriale, sociale ed economica non è stata portata avanti, ma ogni paese si è arroccato a mantenere la propria sovranità.
Sostenere che oggi esiste l'euro è consolatorio per i turisti perché non devono cambiare valuta, ma non per le tasche dei cittadini dell'Europa del Sud che hanno visto decrescere i loro risparmi a causa della lievitazione usuraia del debito nazionale e non potendo nemmeno più emettere moneta per comprare il proprio debito nazionale. La cosa ancor più grave è che l'usura verso i debiti nazionali si è combinata con la rapina dei risparmi attuata dalle grandi banche d'affari nazionali senza che le istituzioni di sorveglianza sul credito, sia nazionali che europee, muovessero un dito. ( Vedi MPS e UNIPOL). L'integrazione territoriale non è avvenuta, ma anzi si è creata una linea divisoria tra i paesi del nord e quelli del sud Europa che sta minacciando il progetto di unificazione europea. Questo è avvenuto perché molti Paese oggi aderenti all'unione, nonostante le loro economie non lo permettessero, sono stati spinti ad entrare dalla Commissione Europea e da Goldman Sachs. Scattata la trappola dell'adesione, la rapina dei risparmi privati, tuttora in corso con il monitoraggio della BCE, e di quelli pubblici mediante l'usura del debito pubblico, possono continuare indisturbate.

R. (Alessandro Volpi) Con la sua introduzione l'euro ha svolto in parte il proprio mestiere.
a) Il primo dato positivo e che ha fatto si che il debito pubblico fosse collocato con tassi molto bassi
b) Il secondo è negativo, perché ha tolto competitività all'export, ed ha portato all'introduzione del "patto di stabilità", fattori entrambi recessivi che hanno messo in crisi le economie più deboli.
L'Euro in sé non creò inflazione, ma l'impoverimento vero avvenne con l'introduzione di due finanziarie, quella del 92 e quella del 93, molto pesanti, ma necessarie per garantire l'ingresso nella moneta unica.
In sostanza l'Euro è stato finanziato dagli italiani con l'aumento del carico fiscale soprattutto sui lavoratori con reddito fisso, mentre dall'altra parte si rafforzavano i rendimenti finanziari e le borse. Penalizzare il lavoratore dipendente e favorire le rendite finanziarie sono misure legate ad una distribuzione della ricchezza perversa, per cui l'ingresso nella moneta ha penalizzato una fascia già povera della popolazione e dato una spinta all'altra ricca.

D. Come ( e se ) si legano la finanziarizzazione dell'economia, la speculazione, la crisi economica e l'euro? L'euro ha delle responsabilità ?

R. (Alessandro Volpi) Disporre di una moneta forte induce al facile indebitamento a tassi bassi, ma produce finanziarizzazione, quest'ultima ha bisogno di tanta liquidità che ha bisogno di spazio per essere utilizzata. Questa necessità insieme alla riduzione del numero delle valute ha portato alla nascita di una serie di derivati, di scommesse, la cui gestione risulta semplificata rispetto ad una molteplicità di monete.

R. (Bruno Amoroso) I problemi non sono la sola "sovranità monetaria" o la " speculazione finanziaria". La crisi finanziaria di cui si parla non ha origini monetarie o finanziarie, ma è dovuta all'uso di questi strumenti per imporre una nuova forma di accumulazione di capitale. La novità introdotta dalla globalizzazione è stata la trasformazione di un sistema capitalistico basato sullo sfruttamento del lavoro per la produzione di massa, in un sistema di apartheid centrato sui consumi di high-tech per uso civile e militare, e la rapina dei risparmi ( pubblici e privati) per finanziare questo costoso sistema di produzione e di potere. Chi pensa che basti controllare la finanza speculativa non capisce che la crisi odierna è l'effetto del progetto capitalistico di apartheid globale, basato sula rendita e sul controllo militare e civile delle economie e non la causa. Questo progetto dell'apartheid non ha bisogno dei ceti medi e dei lavoratori in occidente, ma degli schiavi del Bangladesh, e quindi smonta tutte le forme di welfare e di reddito non necessarie al suo piano di dominio. Insomma è nata un'idea diversa di economia reale rispetto a quella da noi voluta.

D. Quale ruolo hanno avuto le istituzioni europee, in particolare la BCE ?
R. (Bruno Amoroso) Dal Trattato di Maastricht a quello di Lisbona, il progetto europeo è stato allineato a quello della globalizzazione, per fare dell'Europa una delle aree più competitive del mondo. L'UE diventa così uno dei tre piedi della Triade capitalistica per il piano di apartheid globale. Questa economia reale da costruire, passa attraverso la distruzione dei sistemi produttivi nazionali e dei rispettivi sistemi di welfare. I due strumenti di questo nuovo sistema in Europa sono la finanza, con le sue istituzioni 8 FMI, Banca Mondiale, WTO) e per l'Europa, l'euro con le sue istituzioni ( la CE e la BCE) messi saldamente nelle mani di Goldman Sachs e affiliate. In questo contesto il ruolo dell'euro è quello di disarmare ogni possibile forma di resistenza dei governi nazionali, ponendo limiti invalicabili alle politiche degli stati nazionali e delle amministrazioni locali ( vedi Fiscal Compact, Patto di Stabilità). Il problema non è l'euro o la speculazione, ma il progetto europeo che deve assolutamente essere ridiscusso per stabilire di quale finanza e di quale economia abbiamo bisogno.

R. (Alessandro Volpi) Nella costituzione della BCE credo ci sia un errore di fondo. Essa viene concepita come prestatore di ultima istanza delle banche, le quali, nel modello europeo,  sono considerate il motore dell'economia. La BCE non può avere rapporto con gli Stati, perché avere a che fare con i governi, avrebbe voluto dire politicizzarla. Quindi le banche sono il perno fondamentale del sistema, il vero creatore di moneta.
Nel 2010 sono venuti al pettine una serie di nodi. Il più significativo di questi è che quando il debito pubblico ha dei tassi troppo alti, la BCE non può intervenire direttamente, ma deve chiedere di faro alle banche. Così le banche si trovano a decidere in quale modo usare le risorse che la BCE gli mette a disposizione. Ma così emergono due elementi critici:
a) le banche non usano necessariamente i soldi della BCE per comprare debito pubblico, ma semmai per rifinanziare il proprio debito, o per acquistare prodotti finanziari e quindi spingere ulteriormente la speculazione finanziaria. Tra l'altro il denaro della BCE costa solo 1% ed è un flusso di danaro garantito dai contribuenti con le loro tasse.
b) la BCE presta, ma le banche non intervengono sulle aste del debito, ma sul mercato secondario, quando  tassi sono già più alti. Questo meccanismo andrebbe rimosso. La BCE dovrebbe essere un prestatore di ultima istanza non solo per le banche, ma anche per gli Stati, come lo è la Federal Reserve.
Il sistema bancario è il cuore centrale del debito, solo che si riempiono di debito pubblico ed il loro patrimonio dipende dall'andamento di questo debito. Il circolo è molto vizioso e gli interventi per la Grecia e per Cipro ne sono la dimostrazione. I due Paesi non sono stati salvati; la Grecia ha ristrutturato il debito non pagando il 70% di quanto avrebbe dovuto; Cipro ha congelato il debito e tassato i correntisti. E' evidente che questo sistema non funziona, servirebbe una BCE più potente, che fosse prestatore e controllore con in aggiunta una seria unione fiscale. Entrare nell'Euro fu per l'Italia un bene, perché aveva un debito insostenibile e avrebbe dovuto sfruttare quell'occasione di tassi bassi per rifinanziamento, per ridurre il debito primario e far scendere gli interessi.
Oggi non è possibile pensare di uscire dall'Euro se non fallendo come la Grecia.

Il paradosso di oggi è che i cittadini europei finanziano la BCE con le loro tasse, la BCE presta soldi alle banche all' 1%, e le banche chiedono ai cittadini tassi quasi usurai per finanziarli con i soldi delle loro stesse tasse. 




 

GUERRE MODERNE - Responsabilità e coinvolgimento italiano

Il rapporto dell'Italia con la guerra


L'Italia, nonostante abbia una carta costituzionale in cui afferma di ripudiare la guerra, può vantarsi di ricoprire una delle prime posizioni al mondo per la compravendita di armamenti civili e militari. Nonostante l'impegno di soldati nelle cosiddette “ missioni di pace”, l’Italia si trova tra le prime 10 nazioni al mondo per spese investimenti e spese militari. Secondo dati ufficiali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, le vendite di forniture belliche, esportate a livello globale, ammontano nel solo 2010 a 3 miliardi (2,906 per l’esattezza) . La maggior parte di esse ( 1,927 miliardi di euro) sono state vendute a paesi in via di sviluppo, o comunque non appartenenti al gruppo Nato/Eu.
Leggendo le cifre relative agli anni precedenti, dai 15 milioni nel 2006, si è passati ai 57 milioni nel 2007, a 93 milioni nel 2008 e addirittura a112 milioni nel 2009, inoltre nel quinquennio, che va dal 2005 al 2010, l’Italia si è aggiudicata il primato di esportatore numero 1 di armi verso la Libia.



Andiamo a gonfie vele anche sull'acquisto di armamenti.

 
Non è ancora passata la rabbia per l’acquisto degli F-35, che il Governo e la legge di stabilità ci incalzano con un nuovo utile acquisto, in cooperazione con la Germania, di due sommergibili di nuova generazione U-212A prima serie e due di seconda serie, destinati a sostituire i sommergibili classe ‘Sauro’ obsoleti e attualmente in servizio. Per il 2012 sono stati stanziati 170,7 milioni di euro, e sarà così di anno in anno fino a coprire i 2 miliardi necessari all’acquisto. La notizia è stata divulgata dall’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti lo scorso 7 gennaio in diretta da “Piazza Pulita”, su La7, suscitando un sentimento di sdegno generalizzato.




Purtroppo come sempre gli italiani sono senza memoria non ricordano e non riconoscono i principi costituzionali e ad ogni elezione rieleggono gli stessi personaggi e che si riciclano a ruota libera nei partiti di sempre (PDL e PD)

NUCLEARE SICURO ??

Centrali nucleari USA






Il 9 aprile 2013 il New York Times ha pubblicato una intervista di Gregory Jaczko, ex presidente della commissione per la sicurezza sule centrali atomiche americane, il quale ha confermato che "tutti i 104 reattori nucleari americani in funzione, hanno problemi di sicurezza che non possono essere risolti se non chiudendoli uno ad uno"







Se questo è lo stato di sicurezza negli USA, mi chiedo quale sia quello effettivo in Europa. Naturalmente nessuno ne parla, ma sarebbe opportuno chiederlo con forza, considerato come siamo circondati.

sabato 25 maggio 2013

KiteGen progetto itaiano rivoluzionario di energia eolica



KiteGen: Progetto italiano rivoluzionario di energia eolica, dopo che il nostro governo gli ha chiuso le porte in faccia  prende il volo, verso l'Arabia Saudita.

I sauditi comprano il nostro KiteGen, così l'Italia potrà comprare ancora il loro petrolio. 

lunedì 20 maggio 2013 22:07

http://petrolio.blogosfere.it Un concretissimo sogno italiano ha preso il volo. Il KiteGen, il sistema rivoluzionario per sfruttare l'energia eolica d'alta quota che aveva addirittura invano proposto al Governo di rilanciare l'energivora Alcoa mantenendo tutti i posti di lavoro, figura da qualche giorno nel portafoglio di Sabic, la maggiore public company dell'Arabia Saudita, una delle 100 più grandi aziende del mondo.
Mica scemi, gli arabi. Proprio i primi Paesi esportatori si petrolio sono i più solerti a prepararsi un futuro a base di energie rinnovabili: del resto  la loro popolazione aumenta ed è abituata ad uno stile di vita che consuma molta energia; rischiano di trovarsi con la coperta petrolifera troppo corta (o rinunciare a esportare o rinunciare a coprire col fabbisogno interno) e quindi, semplicemente, la allungano. L'Export Land Model, come sempre, ce lo insegna.
L'Italia invece, che la coperta petrolifera non ce l'ha proprio se non nei sogni dei ministri  (riempiono lo Stivale di trivelle per cavar fuori qualche po' di robaccia solforosa), si è lasciata sfuggire un'occasione d'oro per farsi non solo la coperta ma anche il piumone e il copriletto.
Il Kitegen consiste in un carosello di aquiloni che sfruttano il vento a un migliaio di metri dal suolo. A quell'altezza soffia forte e costante, mentre le turbine eoliche collocate a terra (o in mare) danno il meglio di sé solo episodicamente, in occasione di perturbazioni e tempeste.
Certo, il modello è ancora da perfezionare (finora si è visto solo un prototipo a Sommariva Bosco) ma ha già alle spalle 10 anni di studi e di ricerche durante i quali l'Italia ha fatto ostinatamente orecchie da mercante.
Ora con i petrodollari il Kitegen  potrà finalmente spiccare il volo. I sauditi lo definiscono "la più recente evoluzione nello sfruttamento dell'energia eolica" e "un cambio di paradigma che può fornire la più pratica ed effettiva risposta alle necessità di energia del mondo".
Così, grazie alla splendida politica energetica del Governo italiano, i sauditi potranno continuare a vendere a noi il loro petrolio. E noi continueremo a svenarci per pagarlo fino all'ultima, sporca goccia. Ciao, Kitegen.

Se volete approfondire l'argomento cliccate sul link sottostante troverete filmati e spiegazioni accurate

http://kitegen.com/kiteblog/
 
 
 
I nostri governanti sono troppo impegnati ad azzuffarsi per le poltrone, ci riempiono di promesse ad ogni campagna elettorale, e poi tornano a non fare niente per la nostra Italia.
Nonostante le continue dimostrazioni del nostro genio inventivo e dei cervelli che l'estero ci ruba, noi continuiamo a votare questa classe politica che non fa altro che rubare e scaldare poltrone. Noi italiani dimostriamo di avere tanto genio nelle invenzioni, ma altrettanta pochezza nella politica e nella gestione della nostra comunità nazionale

venerdì 24 maggio 2013

COME OTTENENRE UNA PENSIONE IN 12 ANNI SENZA VERSARE CONTRIBUTI


Legge MOSCA


Non è una mia legge personale, ma è stata inserita nel 1974.


La legge Mosca costa agli italiani 25 miliardi di lire: pensione super per Napolitano.

L’attuale presidente della Repubblica e l’ex presidente del Senato (Napolitano e Marini) beneficiano della legge Mosca, così chiamata dal nome dell’esponente della Cgil, Giovanni Mosca, che ne fu il relatore. Ecco le modalità con le quali attingere denaro tramite la suddetta normativa: bastava la semplice dichiarazione del rappresentante del partito o del sindacato e all’interessato veniva versata la pensione, oltre naturalmente gli arretrati a partire dal 1948. Via via prorogata, della legge Mosca hanno finito per avvantaggiarsene qualcosa come 40mila persone. Con un costo per lo Stato e dunque per i contribuenti calcolato, per difetto, in 25mila miliardi di vecchie lire.

Molte persone, pur senza averne i titoli, approfittarono della legge Mosca per ottenere una pensione a costo zero e, salvo qualche caso isolato, le inchieste finirono per insabbiarsi. Tra i beneficiari della legge Mosca, molti nomi della politica e del sindacato, gran parte dei quali ancora in attività:
Armando Cossutta, Pci, Pdci
Achille Occhetto, Pci, Pds
Giorgio Napolitano, Pci
Sergio D’Antoni, Dc, Democrazia euroea, Pd, ex segretario Cisl
Pietro Larizza, calabrese, ex segretario della Uil
Franco Marini, Dc, Ppi, Pd, ex presidente del Senato
Ottaviano del Turco, Psi, Sdi, già Ministro delle Finanze e presidente della regione Abruzzo
La scomparsa Nilde lotti.
 
Ancora credete in questa casta politica????
 
 

Questo è il testo integrale della legge:
 
 
 XVI LEGISLATURA 
 CAMERA DEI DEPUTATI 
   
      N. 74 

   
   

 Pag. 1  
   
 PROPOSTA DI LEGGE 
 d'iniziativa del deputato STUCCHI 
 Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'applicazione della   legge 11 giugno 1974, n. 252  , in materia di regolarizzazione della posizione assicurativa dei dipendenti dei partiti politici, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di tutela e rappresentanza della cooperazione 
 Presentata il 29 aprile 2008 

        
 Onorevoli Colleghi!   -   La presente proposta di legge prende le mosse dalla necessità di fare chiarezza sui fatti concernenti l'emanazione e la successiva applicazione della   legge 11 giugno 1974, n. 252  , cosiddetta   «  legge Mosca  »  ,   recante norme per la regolarizzazione della posizione assicurativa dei dipendenti dei partiti politici, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di tutela e rappresentanza della cooperazione.  
       Tale legge, approvata nel 1974 e prorogata più volte fino al marzo del 1980, ha permesso a circa 40.000 persone di beneficiare di pensioni agevolate e di godere del riscatto a basso costo degli anni trascorsi nel partito politico o nel sindacato. 
       È stato calcolato che il costo per l'erario provocato da questo   «  esercito  »   di persone ha superato i 25.000 miliardi di lire, ovvero gli attuali 17 miliardi di euro: una cifra superiore a quella prevista da molte leggi finanziarie! 
       Il meccanismo era semplice. In molti casi sembra che venissero dichiarati anni, persino decenni,   «  falsi  »   di attività lavorativa o nel corso dei quali l'attività era stata esercitata in maniera non continuativa. Tra i soggetti beneficiari della legge Mosca, poi scoperti e costretti alla restituzione delle somme indebitamente sottratte all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), alcuni risultavano aver fatto gli autisti addirittura fin dall'età di dodici anni, altri risultavano detenuti o soldati in guerra! 
       Diverse vicende giudiziarie nel corso degli anni hanno visto comparire sui banchi degli imputati pensionati che avevano usufruito delle agevolazioni della legge Mosca.  
   

 Pag. 2  
   

       Giova ricordare che la legge è stata approvata in momenti in cui il Governo si trovava a fare i conti con il delicato terreno dei tagli alla spesa sociale, mentre, dall'altra parte, toglieva fior di contributi all'INPS versati da chi aveva cominciato veramente a lavorare in giovane età, non solo figurativamente, e che tutt'ora sta pagando anche per le pensioni dei finti invalidi! 
       Ogni tentativo che è stato proposto nel corso degli anni di fare chiarezza sulla vicenda, con interrogazioni parlamentari o presso gli organi comunali a firma di vari esponenti del centro  -  destra, è stato seguito da un silenzio disarmante. 
       La presente proposta di legge vuole indagare sui metodi applicati e vuole valutare l'effettiva esistenza dei requisiti di quanti sono riusciti, con troppa facilità, a ottenere importanti riconoscimenti previdenziali. A tale fine si reputa che lo strumento più idoneo sia l'istituzione di un'apposita Commissione parlamentare di inchiesta.  
   

 Pag. 3  
   


 PROPOSTA DI LEGGE 
 Art. 1. 
 (Istituzione e composizione di una Commissione parlamentare di inchiesta). 
       1. È istituita, ai sensi dell'  articolo 82 della Costituzione  , una Commissione parlamentare di inchiesta sull'applicazione della   legge 11 giugno 1974, n. 252  , e successive modificazioni, in materia di regolarizzazione della posizione assicurativa dei dipendenti dei partiti politici, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di tutela e rappresentanza della cooperazione, di seguito denominata «Commissione».  
       2. La Commissione è composta da venti senatori e da venti deputati, nominati, rispettivamente, dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati, in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari, comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo esistente in almeno un ramo del Parlamento. 
       3. La Commissione, nella prima seduta, elegge l'Ufficio di presidenza, costituito dal presidente, da due vicepresidenti e da due segretari. 
 Art. 2. 
 (Compiti e durata della Commissione). 
       1. Compito della Commissione è quello di accertare se, nel merito, la   legge 11 giugno 1974, n. 252  , e successive modificazioni, è stata applicata in modo: 
             a)  discriminatorio rispetto agli aventi diritto alla regolarizzazione delle proprie posizioni previdenziali e assicurative; 
             b)  discrezionale da parte della commissione centrale istituita, ai sensi dell'articolo 3 
   

 Pag. 4  
   
 della   legge 11 giugno 1974, n. 252  , e successive modificazioni, presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale e presieduta dal Ministro, avente il compito di esaminare le dichiarazioni presentate dai vertici politici per la regolarizzazione delle posizioni di cui alla lettera   a)  ed esprimere un parere vincolante all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) per la successiva istruttoria;               c)  eccessivamente oneroso, quantificando gli eventuali danni provocati all'erario. 
       2. Compito della Commissione è, altresì, il riesame degli atti, delle dichiarazioni e delle posizioni di tutti i beneficiari della   legge 11 giugno 1974, n. 252  , e successive modificazioni, inoltrando all'INPS domanda di accesso alla relativa documentazione.  
       3. La Commissione resta in carica un anno dall'avvenuta costituzione e procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria. 
       4. Al termine dei suoi lavori, la Commissione presenta al Parlamento una relazione finale sulle risultanze dell'attività svolta e trasmette i risultati del suo operato alla magistratura ordinaria. 
 Art. 3. 
 (Testimonianze). 
       1. Per le testimonianze davanti alla Commissione si applicano le disposizioni previste dagli articoli da 366 a 384-  bis  del   codice penale  .  
       2. Per i segreti d'ufficio, professionale e bancario si applicano le norme vigenti. 
 Art. 4. 
 (Acquisizione di atti e documenti. Segreto). 
       1. La Commissione può ottenere, anche in deroga al divieto stabilito dall'  articolo 329 del codice di procedura penale  , copie di 
   

 Pag. 5  
   
 atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organismi inquirenti, nonché copie di atti e documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari, anche se coperti dal segreto. In tale ultimo caso la Commissione garantisce il mantenimento del regime di segretezza. Se l'autorità giudiziaria, per ragioni di natura istruttoria, ritiene di non poter derogare al segreto di cui all'  articolo 329 del codice di procedura penale  , emette decreto motivato di rigetto. Quando tali ragioni vengono meno, l'autorità giudiziaria provvede senza ritardo a trasmettere quanto richiesto.  
       2. La Commissione stabilisce quali atti e documenti non devono essere divulgati, anche in relazione ad esigenze attinenti ad altre istruttorie o inchieste in corso. Devono in ogni caso essere coperti dal segreto gli atti e i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari. 
       3. I componenti la Commissione, il personale addetto alla stessa e ogni altra persona che collabora con la Commissione o compie o concorre a compiere atti di inchiesta, oppure ne viene a conoscenza per ragioni di ufficio o di servizio, sono obbligati al segreto per tutto ciò che concerne gli atti e i documenti di cui al comma 2. 
       4. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la violazione del segreto è punita ai sensi dell'  articolo 326 del codice penale  .  
       5. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, le stesse pene si applicano a chiunque diffonde, in tutto o in parte, anche per riassunto o informazione, atti o documenti del procedimento di inchiesta dei quali è stata vietata la divulgazione.  
 Art. 5. 
 (Organizzazione). 
       1. Per l'espletamento delle sue funzioni la Commissione fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dai Presidenti delle Camere, d'intesa tra loro. 
   

 Pag. 6  
   
   
       2. Le spese per il funzionamento della Commissione sono stabilite nel limite massimo di 50.000 euro e sono poste per metà a carico del bilancio interno della Camera dei deputati e per metà a carico del bilancio interno del Senato della Repubblica.  
 Art. 6. 
 (Entrata in vigore). 
       1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella   Gazzetta Ufficiale  .